domenica 20 ottobre 2019

Gemme

Legami le caviglie
e non lasciarmi andare
in quest'aria che mi tien
e mi vuol far volare.
Sii per me il perno e l'ancora
e ti dico: paura
non aver, più di quella
che, sai, in me già c'è.
Gialle gemme cadere
vedo da un alto tiglio
che nel vetro quassù
trionfante si staglia.
E un tal pensiero mi abbaglia:
la mia mente si calma
e ancora si riscalda.
L'agitazione mia
Si, s'acquieta, il pensiero
ordine sì riprende.
Sto male non lo sai?
Ma l'orgoglio diniega.
Non so come la pace
riprende il sopravvento:
Ed è un gran sollievo,
oggi, Dì di tormento.

sabato 11 maggio 2019

A mia madre

In occasione della festa della mamma di domani, dedico un frammento di pensiero alla mia, ringraziandola per essermi vicina sempre. Non è molto, ma per me importantissimo.






"Ho sentito il rumore di fondo
e poi mi hai chiamata.
Se non è questa la fatalità,
Tu che mi hai creata."






Diana Gualtiero

giovedì 11 aprile 2019

A mio padre

Costantemente
ho cercato un percorso
per arrivare fino a qua;
alla valle verde
ricca in fiumi e rigogliosa
che ora luminosa
vedo si apre innanzi a me.
Sento, la sento
la vibrazione dentro me
che mi dice che
anche la chiave
che tengo in mano
è quella giusta
e chi lo sa il perchè.
E' giusta,
gira
e schiude la serratura.

Tu mi hai sempre teso la mano,
mio bendato capitano,
e mi avevi fatto salire
su un onorabile vascello
mostrandomi quali terre avevi fatto tue
di già,
e indicandomi quali ancora
avremmo valicato
fra le onde
che ci sembravano dei cavalli.

Non subito mi accorsi
ma ti sei lasciato andare,
Sei caduto dalla nave
e hai cominciato a sprofondare
nell'infinito freddo abisso
del mare.
Non potevo fare niente:
ti guardavo venir rapito
dalle acque di laggiù,
tratto in basso da sirene carminie
ma esangui
nei secondi di un respiro
che sono stati anni.
Ho aspettato che tornassi
ma non riemergevi più.
Io lo so che ho chiamato il tuo nome
nel sonno mio
profondo e men conscio
fra le orecchie degli estranei.

Tu mi hai sempre teso la mano,
mio bendato capitano,
e mi avevi fatto salire
su un onorabile vascello
mostrandomi quali terre avevi fatto tue
di già,
e indicandomi quali ancora
avremmo valicato
fra le onde
che ci sembravano dei cavalli.

Un'idea ti ossessionava
e non l' avresti abbandonata mai
sinchè non l'avessi vista realizzata
in quel modo da te sempre immaginato.
Altri lo so,
l' avrebbero scambiata
se avessero potuto ricevere ossigeno
e non quell' acqua sì salata.
Per te l'aria mai è stata il vero oro, no.
Sapevi che da qualche parte
avresti trovato davvero
un giorno
il tuo tesoro.
Capisco il significato
di quella tua caparbietà
e mi ricordo bene, ora, perchè
ho sussurrato, sussultando
il tuo nome
nel sonno mio
profondo e men conscio.
Anche tu ti sei risvegliato.

Tu mi hai sempre teso la mano,
mio bendato capitano,
mi avevi fatto salire
su un onorabile vascello
mostrandomi quali terre avevi fatto tue
di già
e indicandomi quali ancora
avremmo valicato
fra le onde
che sempre
ci sembreranno cavalli.




Diana Gualtiero

lunedì 28 novembre 2016

La resistenza

Milites hoc volunt mihi persuadere, non mori fortissimos viros.

I soldati di questo vogliono persuadermi, che gli eroi non muoiono.

venerdì 25 novembre 2016

Il ladro

Ho ritrovato delle mie vecchie poesie risalenti al 2009... e una di queste l'avevo intitolata "Il ladro". Oggi sorrido. È bello ritrovare pezzi di noi inaspettatamente

Ecco lo spettro, è ritornato.
Ti vede, ti insegue.
Tu non lo sai, tu non lo immagini.

Lo guardi negli occhi
e credi sia nuovo.
"Avvicinati" sembra sussurri.
Lo ascolti.
Ma dopo lo spettro già se ne è andato.
Ricominci a cercarlo?

Presto, guardati intorno,ascoltati dentro.
Il cuore ti batte e qualcuno lo stringe.
Tu non lo sapevi, tu non lo immaginavi.

Gli occhi di un ladro avevi incrociato.
Quegli occhi ridenti ed incandescenti:
Là avevi lasciato il tuo cuore infiammato.

sabato 19 novembre 2016

Artificio meraviglioso di un lampo di euforia

Era da mesi e mesi che non prendevo in mano una penna e che non imprimevo pressione su di un foglio a quadri solo per il gusto di scrivere qualcosa.
Sto cominciando a scrivere senza una meta precisa e sicuramente questo potrà lasciare delusi molti lettori che pensano di accingersi ad un testo scoprendo chissà quale verità.
Sono nella mia scrivania e mi guardo un po' intorno; l'ispirazione non mi arriva.
Anzi, dentro di me c'è un turbinio di emozioni che a fatica riesco ad incanalare.
Forse mi sono innamorata di un'idea, di una canzone, di una musica come fosse per me una sirena ma non riesco e non posso raggiungerla perchè è troppo lontana e allora intanto la contemplo.
Mi sono innamorata di una voce che risuona nelle mie orecchie e sta diventando un dolce oblio personale entro cui perdersi quando persi lo si è già.
E' difficile stare coi piedi per terra in questa terra che si muove e trema senza sapere come e senza sapere quando.
Mi sento estremamente fragile e inadeguata, a volte, in questo mondo che procede veloce e in avanti, sopra una piattaforma instabile, per costruire castelli di sabbia che poi si polverizzano quando l'acqua salata arriva alle coste e porta via con sè , un poco alla volta, l'artificio meraviglioso di un lampo di euforia.

venerdì 23 ottobre 2015

La grande decadenza?

Lo scorso sabato 17 Ottobre, io e mia zia partiamo alla volta di Roma. Sei piacevolissime ore di auto lungo l'autostrada , uno stop per fare un break ogni tanto , ed eccoci lì arrivate, vicino a stazione Termini. Una grande emozione tornare a vedere, anche solo per una fuga  veloce, la nostra capitale. Obiettivo precipuo di questo <<tour de force>> lungo gli Appennini è la visita alla MakerFair , una grande fiera sull'innovazione , sullo sviluppo e utilizzo di nuove tecnologie, presso La Sapienza.
Obiettivo secondo: recarsi all'Auditorium Parco della Musica, progettato fra le altre cose da Renzo Piano, per visitare il luogo in cui fino al 24 Ottobre si svolge il Festival del Cinema.
 L'emozione è forte lungo la discesa della penisola; Roma città eterna, Roma capitale d'Italia, Roma dalla storia millenaria, Roma e i suoi film, Roma alcòva di bellezze antiche risalenti all'età Imperiale e Repubblicana, intessuta di vie che evocano i grandi nomi della storia.
 Arrivate però nel luogo in cui avevamo prenotato il nostro b&b una piccola visione mi rende perplessa e pensierosa: vedo due topolini correre veloci lungo il marciapiede. Il primo pensiero che affiora alla mia mente è divertito all'idea di vedere queste bestioline gironzolare per Vie notoriamente conosciute. Poi però, dovendoci spostare in auto e, all'accensione della stessa, ne vedo altri tre scappare via da sotto la macchina. Raggelo per un breve secondo e mi sovviene un secondo pensiero: quanti topi potranno mai esserci sotto ogni singola automobile parcheggiata in una qualsivoglia via di Roma? Terzo pensiero: ma se questi piccoli topolini non notano differenza fra il rimanere nel buio delle fogne e stare alla luce del sole in mezzo alle piazze Romane, quanto può essere sporca questa città? E badiamo bene che essa è capitale di una Nazione. A Roma non viene fatta disinfestazione e pulizia, nemmeno vicino a zone di grande afflusso turistico? Capiamoci bene , dal luogo in cui ci trovavamo potevo raggiungere in tutta tranquillità, a piedi , il Colosseo e nel giro di 20 minuti.
La nostra serata passa veloce e spensierata.
 Il giorno seguente, la domenica, ci rechiamo nel piazzale di stazione Termini per prendere il bus al box E , numero 310, direzione La Sapienza. Abbiamo speso 1.5 euro per un biglietto di validità 100 minuti. Direi un prezzo ragionevole e, quasi onesto.
Come si diceva alla Sapienza v'era la fiera Maker Fair. Nell'attesa in fila, fuori il polo universitario, mi guardo intorno con occhi disillusi. Strade disastrate , solcate da buche, distrutte dal passaggio delle automobili probabilmente, eppure mai sistemate da un bel po' di anni. Mi sembrava di essere nel bel mezzo di una baraccopoli in India.
Ma il meglio a Roma deve ancora venire. Finito di visitare la MakerFair, alla quale lascio un giudizio positivo, l'ultimo desiderio prima di tornare a casa, è andare a Castel Sant'Angelo, rivedere il ponte , lo stesso sotto il quale un Toni Servillo nei panni del disincantato Jep Gambardella nel film di Sorrentino, con aria meditabonda e malinconica, monologa e passeggia.
Pensate che il sottopassaggio del ponte di Sorrentino sia uguale a quello della triste realtà che i miei occhi vedono? No. Anche là vigeva il caos. Strade malridotte, erbacce alte ed incolte, ponte Sant'Angelo incrostato e consunto dallo scorrere del tempo , per non parlare di tutti gli altri che non ho avuto modo di guardare. Posso  comprendere le piene del Tevere che su di loro imperversano, ma in qualità di città capitale, in qualità di città culla e cuore della cultura occidentale, in qualità di città che ospita più di 130 milioni di visitatori l'anno (v. Il turismo internazionale in Italia, Banca d'Italia) , potremmo e dovremmo esigere manutenzioni più frequenti e accurate. Dovremmo esigere CURA. Dovremmo esigere amore e orgoglio per la nostra città. Sì, perchè Roma non è solo la città dei Romani. Roma ,che è capitale , è la città di tutti gli Italiani. E se al 2015 non è in grado di essere la Regina fra le città d'Italia ed esempio, forse allora non si merita il titolo per la quale si vanta . Nella carta d'identità di ciascuno di noi c'è scritto Repubblica Italiana e non viene specificata la nostra appartenenza ad una Regione piuttosto che ad un'altra, ma solo il luogo di nascita e residenza, che di fatto può sempre cambiare. Ciò significa che abbiamo il pieno diritto di metter bocca su tutte la faccende che riguardano il nostro disamato Paese. Dobbiamo amarci di più,  tutti.
Non posso percorrere le strade di Roma e sentirmi catapultata in Asia, e nello specifico in una baraccopoli Indiana, come quelle costruite lungo il Gange. Qui la baraccopoli è costruita lungo il Tevere, e la similitudine è centrata.

Ritengo che sia inutile per una città come Roma vivere nel prestigio e all'ombra di bellezze (rovinate) che non si curano più.

Facendo un veloce raffronto: l'auditorium Parco della Musica, progettato dall'architetto Renzo Piano, e accessibile dal 2002 al pubblico , è deteriorato, brutto da vedere dal momento che le opere di mantenimento  e conservazione sono vergognosamente assenti. Capisco che Renzo Piano i suoi soldi li abbia guadagnati all'epoca ,per la progettazione, ma fossi in lui, all' oggi, mi vergognerei ad aver firmato un pezzo che a distanza di 13 anni andrebbe palesemente sistemato, e con un urgenza. Tanto più quando lì vi si ospitano eventi quali il Festival del cinema che richiamano molti visitatori che pagano per entrare.

Il bravo architetto ha però fatto decisamente un affare a progettare l'edificio che accoglie il MuSe a Trento, museo della scienza. Sappiamo che in qualità di regione a statuto speciale il Trentino detiene soldi in cassa e, sopratutto, sa al meglio come utilizzarli per lo sviluppo della società umana.

 Come fa la città capitale ,che non ama prima di tutto se stessa , essere un faro che conduce al successo e al miglioramento tutto il territorio che amministra?
Come è possibile accettare che una capitale che muove milioni di turisti da tutto il mondo e veda introiti di miliardi di euro , sia ridotta cosi male?

Roma, tu sei come una vecchia signorotta adornata di gioielli preziosi ormai opachi che non rilucono più, sei spettinata e con le unghie nere. Sei una zingara, e zingara ti han reso gli altri che non ti amano più da tanto. Sei come una prostituta che si vende di notte, sei come una prostituta che i soldi che intasca non sono per sè. Sei come una prostituta che appartiene ad altri ed è prigioniera di chi di te si approfitta. E ti hanno logorata. E ti han reso brutta. Ti han reso vigliacca. Una volta eri di luce splendente, e chi, millenni fa,  costruì i gioielli che indossi ancora senza ormai diritto , in te credeva e sperava . Eri mito cui guardare, mito cui ispirarsi. Mito di te stessa e ispiravi orgoglio.

Ti abbiamo tutti sempre nel cuore e ti auguro AD MAIORA.



Foto scattata a Roma, piazza di Ponte Sant'Angelo, 18 ottobre 2015.