mercoledì 9 agosto 2023

La percezione di sè

"Cercavo di leggere una sera. Me ne stavo acciambellata sul divano. Ci provavo a leggere io, ma davvero non ci riuscivo. Correvano fra le righe ma i miei occhi si fissavano e rifissavano continuamente su una sola parola qua e là. Passavano le mezz'ore e di quelle pagine certamente non avevo ancora capito il senso.
Non so cosa sia successo ma ad un certo punto li apro gli occhi; mi sembra di vedere un mondo totalmente nuovo e diverso per la prima volta... "


domenica 20 ottobre 2019

Gemme

Legami le caviglie
e non lasciarmi andare
in quest'aria che mi tien
e mi vuol far volare.
Sii per me il perno e l'ancora
e ti dico: paura
non aver, più di quella
che, sai, in me già c'è.
Gialle gemme cadere
vedo da un alto tiglio
che nel vetro quassù
trionfante si staglia.
E un tal pensiero mi abbaglia:
la mia mente si calma
e ancora si riscalda.
L'agitazione mia
Si, s'acquieta, il pensiero
ordine sì riprende.
Sto male non lo sai?
Ma l'orgoglio diniega.
Non so come la pace
riprende il sopravvento:
Ed è un gran sollievo,
oggi, Dì di tormento.

sabato 11 maggio 2019

A mia madre

In occasione della festa della mamma di domani, dedico un frammento di pensiero alla mia, ringraziandola per essermi vicina sempre. Non è molto, ma per me importantissimo.






"Ho sentito il rumore di fondo
e poi mi hai chiamata.
Se non è questa la fatalità,
Tu che mi hai creata."






Diana Gualtiero

giovedì 11 aprile 2019

A mio padre

Costantemente
ho cercato un percorso
per arrivare fino a qua;
alla valle verde
ricca in fiumi e rigogliosa
che ora luminosa
vedo si apre innanzi a me.
Sento, la sento
la vibrazione dentro me
che mi dice che
anche la chiave
che tengo in mano
è quella giusta
e chi lo sa il perchè.
E' giusta,
gira
e schiude la serratura.

Tu mi hai sempre teso la mano,
mio bendato capitano,
e mi avevi fatto salire
su un onorabile vascello
mostrandomi quali terre avevi fatto tue
di già,
e indicandomi quali ancora
avremmo valicato
fra le onde
che ci sembravano dei cavalli.

Non subito mi accorsi
ma ti sei lasciato andare,
Sei caduto dalla nave
e hai cominciato a sprofondare
nell'infinito freddo abisso
del mare.
Non potevo fare niente:
ti guardavo venir rapito
dalle acque di laggiù,
tratto in basso da sirene carminie
ma esangui
nei secondi di un respiro
che sono stati anni.
Ho aspettato che tornassi
ma non riemergevi più.
Io lo so che ho chiamato il tuo nome
nel sonno mio
profondo e men conscio
fra le orecchie degli estranei.

Tu mi hai sempre teso la mano,
mio bendato capitano,
e mi avevi fatto salire
su un onorabile vascello
mostrandomi quali terre avevi fatto tue
di già,
e indicandomi quali ancora
avremmo valicato
fra le onde
che ci sembravano dei cavalli.

Un'idea ti ossessionava
e non l' avresti abbandonata mai
sinchè non l'avessi vista realizzata
in quel modo da te sempre immaginato.
Altri lo so,
l' avrebbero scambiata
se avessero potuto ricevere ossigeno
e non quell' acqua sì salata.
Per te l'aria mai è stata il vero oro, no.
Sapevi che da qualche parte
avresti trovato davvero
un giorno
il tuo tesoro.
Capisco il significato
di quella tua caparbietà
e mi ricordo bene, ora, perchè
ho sussurrato, sussultando
il tuo nome
nel sonno mio
profondo e men conscio.
Anche tu ti sei risvegliato.

Tu mi hai sempre teso la mano,
mio bendato capitano,
mi avevi fatto salire
su un onorabile vascello
mostrandomi quali terre avevi fatto tue
di già
e indicandomi quali ancora
avremmo valicato
fra le onde
che sempre
ci sembreranno cavalli.




Diana Gualtiero

lunedì 28 novembre 2016

La resistenza

Milites hoc volunt mihi persuadere, non mori fortissimos viros.

I soldati di questo vogliono persuadermi, che gli eroi non muoiono.

venerdì 25 novembre 2016

Il ladro

Ho ritrovato delle mie vecchie poesie risalenti al 2009... e una di queste l'avevo intitolata "Il ladro". Oggi sorrido. È bello ritrovare pezzi di noi inaspettatamente

Ecco lo spettro, è ritornato.
Ti vede, ti insegue.
Tu non lo sai, tu non lo immagini.

Lo guardi negli occhi
e credi sia nuovo.
"Avvicinati" sembra sussurri.
Lo ascolti.
Ma dopo lo spettro già se ne è andato.
Ricominci a cercarlo?

Presto, guardati intorno,ascoltati dentro.
Il cuore ti batte e qualcuno lo stringe.
Tu non lo sapevi, tu non lo immaginavi.

Gli occhi di un ladro avevi incrociato.
Quegli occhi ridenti ed incandescenti:
Là avevi lasciato il tuo cuore infiammato.

sabato 19 novembre 2016

Artificio meraviglioso di un lampo di euforia

Era da mesi e mesi che non prendevo in mano una penna e che non imprimevo pressione su di un foglio a quadri solo per il gusto di scrivere qualcosa.
Sto cominciando a scrivere senza una meta precisa e sicuramente questo potrà lasciare delusi molti lettori che pensano di accingersi ad un testo scoprendo chissà quale verità.
Sono nella mia scrivania e mi guardo un po' intorno; l'ispirazione non mi arriva.
Anzi, dentro di me c'è un turbinio di emozioni che a fatica riesco ad incanalare.
Forse mi sono innamorata di un'idea, di una canzone, di una musica come fosse per me una sirena ma non riesco e non posso raggiungerla perchè è troppo lontana e allora intanto la contemplo.
Mi sono innamorata di una voce che risuona nelle mie orecchie e sta diventando un dolce oblio personale entro cui perdersi quando persi lo si è già.
E' difficile stare coi piedi per terra in questa terra che si muove e trema senza sapere come e senza sapere quando.
Mi sento estremamente fragile e inadeguata, a volte, in questo mondo che procede veloce e in avanti, sopra una piattaforma instabile, per costruire castelli di sabbia che poi si polverizzano quando l'acqua salata arriva alle coste e porta via con sè , un poco alla volta, l'artificio meraviglioso di un lampo di euforia.

venerdì 23 ottobre 2015

La grande decadenza?

Lo scorso sabato 17 Ottobre, io e mia zia partiamo alla volta di Roma. Sei piacevolissime ore di auto lungo l'autostrada , uno stop per fare un break ogni tanto , ed eccoci lì arrivate, vicino a stazione Termini. Una grande emozione tornare a vedere, anche solo per una fuga  veloce, la nostra capitale. Obiettivo precipuo di questo <<tour de force>> lungo gli Appennini è la visita alla MakerFair , una grande fiera sull'innovazione , sullo sviluppo e utilizzo di nuove tecnologie, presso La Sapienza.
Obiettivo secondo: recarsi all'Auditorium Parco della Musica, progettato fra le altre cose da Renzo Piano, per visitare il luogo in cui fino al 24 Ottobre si svolge il Festival del Cinema.
 L'emozione è forte lungo la discesa della penisola; Roma città eterna, Roma capitale d'Italia, Roma dalla storia millenaria, Roma e i suoi film, Roma alcòva di bellezze antiche risalenti all'età Imperiale e Repubblicana, intessuta di vie che evocano i grandi nomi della storia.
 Arrivate però nel luogo in cui avevamo prenotato il nostro b&b una piccola visione mi rende perplessa e pensierosa: vedo due topolini correre veloci lungo il marciapiede. Il primo pensiero che affiora alla mia mente è divertito all'idea di vedere queste bestioline gironzolare per Vie notoriamente conosciute. Poi però, dovendoci spostare in auto e, all'accensione della stessa, ne vedo altri tre scappare via da sotto la macchina. Raggelo per un breve secondo e mi sovviene un secondo pensiero: quanti topi potranno mai esserci sotto ogni singola automobile parcheggiata in una qualsivoglia via di Roma? Terzo pensiero: ma se questi piccoli topolini non notano differenza fra il rimanere nel buio delle fogne e stare alla luce del sole in mezzo alle piazze Romane, quanto può essere sporca questa città? E badiamo bene che essa è capitale di una Nazione. A Roma non viene fatta disinfestazione e pulizia, nemmeno vicino a zone di grande afflusso turistico? Capiamoci bene , dal luogo in cui ci trovavamo potevo raggiungere in tutta tranquillità, a piedi , il Colosseo e nel giro di 20 minuti.
La nostra serata passa veloce e spensierata.
 Il giorno seguente, la domenica, ci rechiamo nel piazzale di stazione Termini per prendere il bus al box E , numero 310, direzione La Sapienza. Abbiamo speso 1.5 euro per un biglietto di validità 100 minuti. Direi un prezzo ragionevole e, quasi onesto.
Come si diceva alla Sapienza v'era la fiera Maker Fair. Nell'attesa in fila, fuori il polo universitario, mi guardo intorno con occhi disillusi. Strade disastrate , solcate da buche, distrutte dal passaggio delle automobili probabilmente, eppure mai sistemate da un bel po' di anni. Mi sembrava di essere nel bel mezzo di una baraccopoli in India.
Ma il meglio a Roma deve ancora venire. Finito di visitare la MakerFair, alla quale lascio un giudizio positivo, l'ultimo desiderio prima di tornare a casa, è andare a Castel Sant'Angelo, rivedere il ponte , lo stesso sotto il quale un Toni Servillo nei panni del disincantato Jep Gambardella nel film di Sorrentino, con aria meditabonda e malinconica, monologa e passeggia.
Pensate che il sottopassaggio del ponte di Sorrentino sia uguale a quello della triste realtà che i miei occhi vedono? No. Anche là vigeva il caos. Strade malridotte, erbacce alte ed incolte, ponte Sant'Angelo incrostato e consunto dallo scorrere del tempo , per non parlare di tutti gli altri che non ho avuto modo di guardare. Posso  comprendere le piene del Tevere che su di loro imperversano, ma in qualità di città capitale, in qualità di città culla e cuore della cultura occidentale, in qualità di città che ospita più di 130 milioni di visitatori l'anno (v. Il turismo internazionale in Italia, Banca d'Italia) , potremmo e dovremmo esigere manutenzioni più frequenti e accurate. Dovremmo esigere CURA. Dovremmo esigere amore e orgoglio per la nostra città. Sì, perchè Roma non è solo la città dei Romani. Roma ,che è capitale , è la città di tutti gli Italiani. E se al 2015 non è in grado di essere la Regina fra le città d'Italia ed esempio, forse allora non si merita il titolo per la quale si vanta . Nella carta d'identità di ciascuno di noi c'è scritto Repubblica Italiana e non viene specificata la nostra appartenenza ad una Regione piuttosto che ad un'altra, ma solo il luogo di nascita e residenza, che di fatto può sempre cambiare. Ciò significa che abbiamo il pieno diritto di metter bocca su tutte la faccende che riguardano il nostro disamato Paese. Dobbiamo amarci di più,  tutti.
Non posso percorrere le strade di Roma e sentirmi catapultata in Asia, e nello specifico in una baraccopoli Indiana, come quelle costruite lungo il Gange. Qui la baraccopoli è costruita lungo il Tevere, e la similitudine è centrata.

Ritengo che sia inutile per una città come Roma vivere nel prestigio e all'ombra di bellezze (rovinate) che non si curano più.

Facendo un veloce raffronto: l'auditorium Parco della Musica, progettato dall'architetto Renzo Piano, e accessibile dal 2002 al pubblico , è deteriorato, brutto da vedere dal momento che le opere di mantenimento  e conservazione sono vergognosamente assenti. Capisco che Renzo Piano i suoi soldi li abbia guadagnati all'epoca ,per la progettazione, ma fossi in lui, all' oggi, mi vergognerei ad aver firmato un pezzo che a distanza di 13 anni andrebbe palesemente sistemato, e con un urgenza. Tanto più quando lì vi si ospitano eventi quali il Festival del cinema che richiamano molti visitatori che pagano per entrare.

Il bravo architetto ha però fatto decisamente un affare a progettare l'edificio che accoglie il MuSe a Trento, museo della scienza. Sappiamo che in qualità di regione a statuto speciale il Trentino detiene soldi in cassa e, sopratutto, sa al meglio come utilizzarli per lo sviluppo della società umana.

 Come fa la città capitale ,che non ama prima di tutto se stessa , essere un faro che conduce al successo e al miglioramento tutto il territorio che amministra?
Come è possibile accettare che una capitale che muove milioni di turisti da tutto il mondo e veda introiti di miliardi di euro , sia ridotta cosi male?

Roma, tu sei come una vecchia signorotta adornata di gioielli preziosi ormai opachi che non rilucono più, sei spettinata e con le unghie nere. Sei una zingara, e zingara ti han reso gli altri che non ti amano più da tanto. Sei come una prostituta che si vende di notte, sei come una prostituta che i soldi che intasca non sono per sè. Sei come una prostituta che appartiene ad altri ed è prigioniera di chi di te si approfitta. E ti hanno logorata. E ti han reso brutta. Ti han reso vigliacca. Una volta eri di luce splendente, e chi, millenni fa,  costruì i gioielli che indossi ancora senza ormai diritto , in te credeva e sperava . Eri mito cui guardare, mito cui ispirarsi. Mito di te stessa e ispiravi orgoglio.

Ti abbiamo tutti sempre nel cuore e ti auguro AD MAIORA.




Foto scattata a Roma, piazza di Ponte Sant'Angelo, 18 ottobre 2015.

domenica 30 giugno 2013

Febbre di sapere

Be commited.  Uno degli aggettivi inglesi che più preferisco. Un po' per il suono, un po' per come si muove la bocca  per poterlo pronunciare. Commited è una persona che si dedica completamente e totalmente ad un'attività in cui crede, è una persona impegnata, pienamente coinvolta in ciò che fa.

Lo scorso venerdì ho avuto modo di vivere un pomeriggio per me speciale. Mi trovavo alla presentazione di un libro che è in uscita in queste ultime settimane e che sta riscuotendo ampio successo per i temi toccati, tratteggiati. "L'uomo che sussurra ai potenti" di Luigi Bisignani e Paolo Madron. Ad armonizzare la piacevole presentazione del libro c'era Ario Gervasutti, attuale direttore del Giornale Di Vicenza. Al momento dell'aperitivo, che ha fatto seguito alla presentazione, non ho potuto resistere dall'andare da lui per fargli una domanda che veramente mi sta a cuore in questi ultimi mesi: chi è il giornalista, che cosa significa essere giornalisti ai nostri giorni, come affacciarsi a questo mondo colossale, quale è l'editoria e il giornalismo, da piccoli che si è.

Ho ricevuto qualcosa che è andato ben oltre le mie aspettative.

La vita del giornalista è una vita sacrificata. Completamente sacrificata. Se ti svegli la mattina e appena apri un solo occhio hai già il desiderio frenetico di sapere che cosa sta succedendo, da qualche parte nel mondo, fosse in Libia o in Vietnam, fosse nella via dove abiti, allora stai percorrendo la strada giusta.

Se hai la febbre, quel genere di febbre che ti spinge a desiderare di interessarti a ciò che sta accadendo, a scoprire e a raccontare storie, allora il tuo cammino può cominciare. Nessuno comprenderà mai perchè un alpinista pur dovendo scalare una montagna alta 8000 m , brami di potersi spingere ancora più in alto..
Una persona normale potrebbe accontentarsi  di arrivare fino a metà , ma l'alpinista no. Qualcosa lo sollecita  dentro e si ritrova a spostare sempre più avanti i propri limiti. Questa è la malattia necessaria, la febbre imprescindibile.

Parlando ci si è chiesti se il sentimento che scaturisce quando si pensa al giornalismo sia di questo genere o se si tratta invece di amore per la scrittura. La risposta che sono riuscita a dare a questo quesito non è importante. Ciò che davvero è apprezzabile è che, cercando una risposta in me, tra le alternative, ho capito quale questa debba essere. Non è importante quale sia la risposta, ma che essa ci sia. E' stato importante avere avuto l'opportunità di comprenderla. La metafora della febbre mi ha entusiasmata davvero molto: pensando a noi stessi , a tutte le cose che facciamo nelle nostre giornate, a tutte le attività che vogliamo e che dobbiamo svolgere  per una ragione o per l'altra, c'è quel qualcosa per il quale ci sentiamo veramente ammalati? Si tratta di una malattia che potrà farti soffrire, eppure ti scuote e ti fa muovere veloce. C' è qualcosa che ci procura febbre , sensazioni vorticose? Qualcosa che ci alimenta, quotidianamente?

Lì per lì li, venerdì, non riuscivo a capire quanto fossi stata tremendamente fortunata a poter parlare con una persona che nel proprio settore è grande e competente. Una persona di spessore e impegnata.. è stato il giorno dopo che ho potuto rielaborare la giornata vissuta. E ho trovato qualcosa di importante e di illuminante.

Avere senso dell' impegno per le cose che si fanno. In fin dei conti se le facciamo è perchè lo abbiamo deciso. Perchè non cercare di farle bene? Ciò che forse manca oggi è sentirsi "ammalati" per qualcosa, in questo senso.

Mi piace ricordare alcune parole di Kierkegaard, filosofo esistenzialista del 1800 quando scrisse:

Ciò che in fondo mi manca è di veder chiaro in me stesso, di sapere ciò che io devo fare e non ciò che devo conoscere, se non nella misura in cui la conoscenza precede sempre l’azione. Si tratta di comprendere il mio destino, di vedere ciò che in fondo Dio vuole che io faccia, di trovare una verità che sia una verità per me, di trovare l’idea per la quale io voglio vivere e morire.” 



martedì 14 maggio 2013

BRAINSTORMING

Una donna simpatica, con un'energia fuori dal comune, un modo di presentarsi singolare e curioso che certamente , da una costituzionalista, è difficile aspettarselo.
Non ho visto superflue formalità nei suoi atteggiamenti e nel modo di rivolgersi a coloro che la stavano ascoltando. Così è apparsa ai miei occhi Lorenza Carlssare quando l'8 Maggio della scorsa settimana è venuta a parlare  presso la Facoltà di Giurisprudenza di Trento, in occasione di un incontro improntato sul tema della rappresentanza politica. Un concetto complesso, senza dubbio. Eppure la semplicità con cui è riuscita a parlare di temi così importanti, rispecchiando una grande passione nei confronti degli stessi, mi ha colpito. La carica e l'ironia brillante con cui si spiegava è riuscita a stimolare in me una ancora più grande curiosità verso queste materie difficili; è necessario prendersi il giusto tempo per approfondirle e lasciarsi appassionare.
 .
Senza troppi annunci ha cominciato il suo discorso affermando che in una democrazia rappresentativa, quale l'Italia è, l'elemento essenziale è proprio la partecipazione del popolo al governo. Lo stesso articolo 1 della nostra Costituzione proclama che la "sovranità spetta al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione".

Ma ci si sente parte davvero di questo popolo? In tempi di sconvolgimento politico ed economico in cui viviamo la fiducia nelle istituzioni (che questo popolo dovrebbero rappresentare e guidare per crescere e svilupparsi in modo sempre migliore) è quasi completamente scomparsa. Non si fa che sentire commenti di demoralizzazione e scherno, ma credo molto in un rinnovamento che già è in attuazione. 


  • Il 1° Gennaio 1948 la Repubblica Italiana ha avuto finalmente una Costituzione, patto fondamentale che stabilisce un punto di unione tra i cittadini, la società e le istituzioni; 
L'elemento innovativo della nostra attuale Costituzione, rispetto alle carte di fine ottocento, è rappresentato dal preminente rilievo che è stato dato ai diritti e ai doveri di ogni cittadino, di ogni persona. 

"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale."

L'art 2 della Costituzione proclama esattamente questo. Credo che simili parole se conosciute profondamente e consapevolmente possono accrescere il senso di appartenenza di ognuno a questa bellissima Nazione.

Per quanto riguarda i doveri inderogabili di solidarietà politica ,che hanno catturato la mia attenzione maggiormente,con essi si è voluto intendere:

·         Fedeltà alla Repubblica
·         Osservanza della Costituzione  e delle leggi

Osservanza della costituzione significa rispettare i doveri e gli obblighi sanciti da essa stessa e aderire ai valori costitutivi dell'ordinamento repubblicano.

Mi domando come sia possibile sentirsi partecipi di un'unica comunità sociale e di provare amore , orgoglio e rispetto per le sue istituzioni (ma prima di tutto come sia possibile sentirsi Cittadini) se non si viene messi nelle condizioni di poter conoscere una così bella Carta fin da giovanissimi. La Repubblica Italiana ,astrattamente, si dovrebbe impegnare a rinforzare i valori di Libertà, Non violenza, Solidarietà sociale e Democrazia. Eppure questi valori, meravigliosi ed esaltanti, sembrano molto spesso  riposti in una vetrina , come un oggetto di un museo; si fanno ben vedere, si fanno osservare ma non si fanno toccare. Non li tocchiamo! Li guardiamo ammirati ma appena discostiamo lo sguardo li ignoriamo , non li facciamo parte di noi, della nostra persona in modo effettivo. 

Si parla con tanta facilità e vacuità del valore di Democrazia ma nessuno viene messo nelle condizioni di conoscere la storia della propria patria; di che cosa voglia dire essere un popolo sovrano, responsabile e consapevole; tutti sappiamo di dover rispettare determinati doveri e di essere titolari di diritti ma non sapremmo in realtà neanche farne una lista di tre elementi.

La stessa costituzionalista si è soffermata spesso su questo concetto. Ha sostenuto più volte che democrazia non è solo andare al voto; i cittadini devono poter esprimere pubblicamente il loro dissenso, far sentire la propria voce.
C'ha raccontato che fu nella "Commissione dei 75", cui era stato affidato il ruolo di elaborare quella che poi è diventata la nostra costituzione, che si decise di sostituire il termine "appartiene" dell'articolo 1 ( la sovranità APPARTIENE al popolo) a quello precedentemente proposto "EMANA". L'idea che emerge dal verbo emanare è quella di un qualcosa che parte dal popolo, ma se ne va; emerge l'idea di qualcosa che si perde ed è la SOVRANITA'.
Sostituendo il verbo "appartenere" ad "emanare" si sottolinea il ruolo predominante di un popolo che non "dorme per 5 anni". Così si è evitato di cadere nell'equivoco che la sovranità e il potere di esercitarla vengano trasferiti ad altri, che altri non sono che i nostri Rappresentanti. "Il popolo deve contare anche nei 5 anni in cui non vota." Ha citato poi Carlo Esposito, uno dei massimi costituzionalisti del secondo dopoguerra, il quale disse che "La sovranità appartiene al popolo non solo al momento dell'elezione ma quotidianamente, nel suo esercizio delle libertà personali. Democrazia non è solo andare al voto; il voto deve maturare attraverso il pubblico dissenso."

La Carlassare ha poi citato l'art. 49: "Tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi in pariti per concorrere con metodo democratico alla formazione della politica nazionale".
I partiti politici dovrebbero servire ai cittadini, sono strumenti dei cittadini, sono un tramite per i cittadini
I canali della democrazia partono proprio da qui. Se essi non fanno più da tramite è davvero dubbia la loro esistenza in qualità di espressione popolare. La rappresentanza politica si svuota allora di significato. Il corpo elettorale sente di non contare più, di non incidere più. E' necessario ricostruire un canale di comunicazione tra istituzioni e corpo elettorale.. 
La politica è fatta di mediazione. La società presenta tanti e diversi interessi nonostante si dichiari che è necessario perseguire l'interesse pubblico: esso non è altro in realtà che la composizione di interessi eterogenei. Tali interessi devono essere mediati. Il rappresentante politico tuttavia deve essere consapevole del fatto di avere una responsabilità enorme nei confronti del popolo, dei cittadini. Deve rendere conto delle sue azioni a coloro che l'hanno votato. 


Quando all'articolo 54 si stabilisce che "i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge" ci si riferisce ad un vero e proprio rapporto di fiducia che deve nascere e crescere tra rappresentati e rappresentanti. "Affidare" deriva dalla parola FIDES....

L'antica FIDES dei romani era un valore di preminente importanza, caratterizzava una persona le cui azioni erano conformazione ed espressione dei pensieri e delle parole. Fides era la fedeltà verso i propri impegni e verso i propri doveri.

 Ma oggi?





lunedì 25 marzo 2013

La passione che ti affascina

"E' particolare". E' una risposta che mi sono riscoperta dare molto spesso rispondendo alla semplice domanda   "Com'è? Che persona è?". "E' particolare!" Allora ho pensato a quella particolarità che in ciascuna persona risiede, a quella particolarità che con tanta difficoltà riesce ad emergere e a dimostrarsi agli altri, in certe situazioni ed in certi contesti.
Sono stata colpita da una qualità che ho riscoperto essere davvero preziosissima, forse la chiave per aprire quei grandi portoni interiori che ognuno di noi possiede e che mi ha aiutata a cogliere questa particolarità di cui parlo: il sapere ascoltare. Stare davanti ad una persona ed ascoltarla, lasciandola parlare, lasciandola spiegarsi, con calma. Lasciandola farsi conoscere. Ci sono state persone che con questo atteggiamento hanno permesso a me di parlare e di raccontarmi, così poi, spontaneamente, l'ho permesso anche io a loro ed infine ne sono rimasta affascinata. Con l'ascolto reciproco si crea una sintonia tale che le parole escono senza imbarazzo, forse con un po' di diffidenza ma escono da quella zona recondita di noi e ci liberano.

In questi giorni mi ha colpita molto una frase la quale, tradotta dall'inglese, esprime il fatto che una buona comunicazione nasce anzitutto da una buona preparazione. Allora ho riflettuto sul suo significato. Preparazione, preparazione, preparazione. L'ho interpretata come il riconoscere un certo nostro interesse, catturandolo, manipolandolo, facendolo crescere e permettendogli di rafforzarsi dentro di noi; facendolo diventare parte di noi, ogni giorno.  Come una pianta che necessità sempre di almeno un po' d'acqua per crescere sana e rigogliosa, come una pianta che necessità delle adeguate cure per non ammalarsi e morire, come una pianta che ha bisogno di un vaso adatto a contenerla per farla star bene. Come una bella e sana pianta od un bel fiore adornano e rendono molto gradevole un giardino o un ambiente, così un interesse radicato e ben spiegato rende più belli noi stessi.

Sono convinta che, come per le piante, il più grande concime che possa esaltare la nostra conoscenza, rendendola vivace e prospera sia la curiosità.. la curiosità verso il mondo e i diversi ambiti in cui esso si manifesta. Nelle belle arti, nelle scienze, nelle diverse religioni ecc. Mi sono accorta che le persone con cui ho amato discutere e conversare di più sono state persone che con energia e vivacità mi raccontavano le loro idee, le loro sensazioni e gli episodi che più gli avevano colpiti in una giornata. Quella passione con cui mi venivano raccontate le cose facevano sì che io fossi lieta nell'ascoltarle , mi trasmettevano una certa sensazione di entusiasmo.

Amando ciò che si conosce e si studia, apprezzando ed esaltando ciò che si fa, è possibile,condividendolo, trasmettere quella  nostra stessa passione agli altri. Che si parli di un libro o di un quadro, che si parli di un proprio progetto personale e futuro, che si racconti di una giornata di lavoro o di scuola è la passione con cui ci impegniamo ad esporre tutto ciò che ci rende speciali.. e particolari.

Bisogna prendersi il tempo per conoscere sè stessi e dare tempo agli altri per fare altrettanto e....


mercoledì 9 gennaio 2013

Espressività pura, stati d’animo trasformati in colori. Dipinti da interpretare ed amare. Arte come avventura visiva, arte per passione. I dipinti, sempre nuovi, sono proposti su diversi materiali. E' una pittura da apprezzare ogni giorno con una carica diversa per potersi rispecchiare  in un mondo di sensazioni esaltate dai colori e dalle forme più mutevoli.




Di Giovanni Gualtiero

martedì 1 gennaio 2013

Siamo come fenicotteri che cercano di volare...


Nelle rive dei laghi o ai piedi di imponenti vulcani vivono in grandi colonie e galoppano insieme, sbattendo quelle loro ali in modo così buffo e impacciato da poter farci credere che essi non saranno mai davvero agili per elevarsi verso il cielo. Ma loro corrono, corrono e corrono sempre, immergendo appena quei piedi palmati nello specchio delle acque per darsi il giusto slancio verso l'alto,rimbalzando nell'acqua più volte. Le loro gambette lunghe e pronte, negli spazi che percorrono, lasciano dietro a sè cerchi nelle acque a testimoniare i loro tentativi di librare e alzarsi al cielo, quasi come la pista di decollo di un aereo che ha bisogno di lunghi spazi per riuscire a partire.. e cominciare il viaggio. E così, nella sfrenata corsa , loro cercano il momento opportuno per allungare le gambe all'indietro e sospenderle nell'aria, sforzandosi di raggiungere il momento in cui le loro ali spalancate avranno la forza di sorreggere il peso di tutto il corpo.. e volare, nella loro incredibile eleganza. Siamo come fenicotteri che imparano a volare, caparbi e decisi a combattere per spiccare il volo, mai stanchi di sfidarsi e di migliorarsi ogni giorno, mai stanchi di inseguire e catturare l'ambizione...

giovedì 13 settembre 2012

Water rain

Today, the rain washes away my black moods, keeping in my heart a sensation of incredible sweetness, that one that reaches the most hidden and secret places of the heart and do not ever leave them; that one that flows inside. Oh, if there were not the rain to wash away the old sorrows!

Today, she is arrived, so expected, so desired! Sometimes I wonder whether those drops could be the tears of joy of the heaven, due to an extraordinary event he has glimpsed in the world he wraps.

It's quite nice to believe that heaven is moved as we do.

Today, I looked at those fresh raindrops in all their striking beauty, shrouded by a veil of subtle sadness. They are noble in their violent falling to the ground; never tired, never scared, they passionately fall from the air.

They give me a precious gift: I can hear their peaceful notes plucking the leaves around me, whispering in my ear, enhancing my little soul.

mercoledì 5 settembre 2012

Dove corri?

Chiedete ad un anziano come si sente in cuor suo. Se non avesse uno specchio davanti a dimostrargli come e quanto il tempo l'ha cambiato, lui vi risponderebbe di sentirsi fresco, giovane. Io gliel'ho chiesto. E quella caratteristica d' essere gaio e spavaldo, nel corso degli anni, non gli è morta. Questo mi spinge a credere che quella  gioventù, che noi crediamo essere possesso di un numero, di un'età, sia in realtà un'inclinazione dell'uomo, una disposizione del suo animo che perpetuamente dentro in lui risiede.
Proiettiamo nel nostro futuro mille idee, i nostri desideri, programmiamo ogni giorno ciò che nei prossimi cinque o dieci anni vorremmo che la nostra vita fosse. Ma quante sono quelle volte in cui la realtà ha realizzato la nostra aspettattiva? Crediamo che giunta quella sognata scadenza, ciò che nel passato bramavamo, d'un tratto si materializzi in quel che, in questo istante, era il nostro futuro negli anni addietro.
Mi viene in mente una frase di Ernest Hemingway che nel libro "Il vecchio e il mare" scrisse: "Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai". Quanta ragione aveva! Allora, finalmente, penso di non sbagliare se dico di dover raggiungere i nostri obiettivi con ciò che effettivamente possiediamo. Smettiamo di temporeggiare e cercare scuse. Seduti nella sedia, guardiamoci intorno; usiamo i nostri strumenti, ne possediamo molti e salpiamo verso quell'orizzonte che rappresenta tutte le nostre più grandi ambizioni. Noi le conosciamo. Siamo fiduciosi e determinati a conquistare le nostre vette e rendiamole reali! Tavolta condividendole con gli altri. Un'unica fiamma, se separata dalle altre, arde di meno. Impegniamoci.

Il tempo corre troppo velocemente per permetterci di aspettare e sospirare. Gli anni passano. Noi continuamente mutiamo e cambiamo; e così, incessantemente, ci abituiamo alla nuova persona che siamo diventati. Infine, è' solo confrontando le nostre vecchie foto con quelle presenti che ci accorgiamo del passaggio del tempo. E siamo sempre noi. L'importante è che non c'accorgiamo che il tempo è passato quando ormai è già troppo tardi.

venerdì 10 agosto 2012

E quando arriva la notte di San Lorenzo

In questi giorni il cielo sfavillerà per noi per ricordarci che non siamo soli in questa grande sfera, che non siamo isolati in questo infinito spazio in cui ci troviamo. C'era un tempo in cui rimanevo incantata dal volto della luna là fuori, alta e solenne e pacifica mi guardava. Quel suo volto abbagliante, unico a noi concesso di vedere, nasconde un invisibile oscurità che m'affascina. C'era un tempo in cui avevo una sensazione di freddo ad avvolgermi mentre avevo gli occhi tesi e volti a lei e, in quel suo bello stare diafana e candida lassù nel cielo, mi tranquillizzava. C'è un grandissimo giornalista e scrittore italiano che ammiro tantissimo per le grandi esperienze di vita che ha avuto la possibilità di vivere, Tiziano Terzani. Egli scrisse una volta che" se ti senti arrabbiato guarda un filo d'erba al vento e sentiti come lui. Ti passerà anche la rabbia." La prima volta che ho letto questa frase ho avvertito un senso di profonda ilarità . Vi è da dire tuttavia che non è un consiglio che viene dato normalmente alle persone e trovavo piuttosto difficile metterlo in pratica o quanto meno farne tesoro! Francamente mi chiedevo come fosse possibile calmarsi e acquietare il proprio animo col solo osservare... un filo d'erba?? "Non ci siamo" ho subito pensato, tanto che quel sentimento di allegria si è trasformato, veloce, in scherno. Eppure Terzani deve aver visto in quel leggiadro verde filo la stessa pace e serenità che io spesso osservo nella luna. Che ci sia nella natura un qualcosa , messo lì, solo per noi, per ognuno di noi che possa aiutarci a capire noi stessi e a tranquillizare le nostre corde tese?

lunedì 9 luglio 2012

Ok, but....what's next???

Arriva un momento nella nostra vita in cui si sentiamo chiamati verso un "qualcosa" di misterioso. E' come se percepissimo un avvertimento.Una sensazione, un convincimento cresce dentro noi e d'un tratto diventiamo capaci di ascoltarne il sussurro. E lo seguiamo. E' come essere quel sognatore che, appena svegliato, capisce che i suoi sogni hanno un grande significato e si decide a volerli interpretare e comprendere. Arriverà per tutti quel momento in cui ci si deciderà ad essere, semplicemente essere, insieme al tutto, insieme tra noi, in viaggio verso un mistero, che ci aspetta là.

Ho avuto modo di leggere un libro in questi ultimi giorni, La profezia di Celestino, di James Redfield. Mi era stato consigliato di leggerlo da una persona a me molto vicina. Mi aveva parlato degli incredibili paesaggi che sono descritti in questo libro; i paesaggi del Perù, tra foreste pluviali e luoghi nascosti tra le meraviglie di una natura indomata e raccolta in se stessa in cui gli uomini sono un tutt'uno con  il mondo. Mi sono allora decisa a leggerlo. Ciò che mi ha stupito è l'aver trovato una sorta di conferma alle mie credenze, nonchè alla possibilità di una via alternativa alla nostra esistenza. Ho conosciuto persone che , come me, sentono e si stanno rendendo consapevoli di essere chiamati dall'esistenza all'essere. Ci stiamo aprendo al mondo e stiamo cercando di comprendere il suo linguaggio. E' così che la condizione umana potrà migliorare. E' stato per me un libro straordinario, in cui ho potuto trovare dei contenuti stupefacenti e credo sia giusto condividere e diffondere quello che per me è stata.. un'illuminazione. Ne ho trovate nove.

  • Scopriamo di vivere in un mondo misterioso, ricco di improvvise coincidenze e incontri sincronistici che sembrano predestinati.
  • Quando prenderemo coscienza di questo mistero, creeremo una visione del mondo nuova e ridifiniremo l'universo come sacro e pieno di energia; 
  • ci renderemo conto che ogni cosa è generata da un'energia divina che tutti cominciano a percepire e a comprendere.
  •  In questa prospettiva vedremo che gli esseri umani si sono sempre sentiti disconnessi da questa fonte sacra e hanno soddisfatto il loro bisogno di energia prevaricando gli altri, generando i conflitti, l'odio. 
  • La soluzione è ristabilire un contatto con il divino, attuare una trasformazione mistica che ci colmi di energia e di amore infiniti, amplificare le nostre percezioni della bellezza, elevandoci ad una consapevolezza spirituale superiore. 
  • Forti di questa consapevolezza, possiamo superare il dramma del conflitto e scoprire la verità: tutti gli uomini devono contribuire a far evolvere l'umanità verso questa nuova dimensione. 

Spesso lo facciamo senza accorgercene, ad esempio quando regaliamo un sorriso spontaneo a chi ci è vicino; cerchiamo di ricordare quella sensazione di pienezza quando stiamo con persone che amiamo, cerchiamo di ricordare quell'esplosione di emozioni positive e ricerchiamole, sempre. Non facciamoci convincere da chi ci dice che esse non potranno essere permanenti, che sono destinate a finire. Ci ingannano. Ma noi, non cadiamo nel tranello. Con tutte le nostre forze crediamo che quel mondo migliore, che tutti infine sogniamo, che quell'amore e che quei sogni  siano possibili e che anzi esistino già. Siamo esseri in continua evoluzione. Questo è il nostro segreto.

  • L'evoluzione è ua creazione in atto, di cui noi tutti facciamo parte. Se saremo convinti in questo, l'intuito ci indicherà la via da percorrere e farà in modo che un flusso di coincidenze ci rivelino qual è la nostra missione. 
  • Quando un numero sufficente di persone sarà nel flusso dell'evoluzione, l'energia si trasmetterà ad altri, creando una nuova cultura, in cui i nostri corpi vibreranno a livelli sempre più alti di energia e percezione. 
  • E' così che partecipiamo all'evoluzione: varcheremo le soglie di quel mondo nuovo che potremo finalmente vedere.

giovedì 7 giugno 2012

Una nuova via

Oggi sono venuta a conoscenza di un evento molto interessante: nei giorni 27 e 28 giugno 2012 il leader spirituale del Tibet , il XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, verrà ospitato nella città di Milano, invitato dall'Istituto Studi di Buddhismo Tibetano e lì terrà una conferenza. E' un evento di grandissima portata, a mio parere. Egli parlerà dei suoi insegnamenti , in particolare dei Tre Aspetti Principali Del Sentiero, che vogliono aiutare l'individuo a riflettere su se stesso e a scoprire la parte più recondita del proprio spirito, diventandone cosciente e giungendo ad una visione della vita diversa.  Personalmente, penso possa essere un'esperienza esaltante ed eccezionale e spero che, come me, possiate considerare la possibilità di parteciparvi. Il desiderio di vivere una vita più vera ed autentica, il desiderio di giustizia, il desiderio di rendere il mondo un posto migliore partendo da noi stessi, è un impulso fortissimo che mai come in questi ultimi tempi sta muovendo gli animi di tantissime persone. Il nostro mondo può essere rinnovato. La più grande lezione che sto imparando negli ultimi tempi è di diventare una persona sempre più ricettiva e pronta ad accogliere nuovi punti di vista , nuove prospettive di vita, nuove idee, nuovi mondi. Il farsi muovere dalla curiosità e dal fascino di conoscere il diverso da ciò cui siamo abituati, potrebbe essere il primo grande passo verso una realtà più nuova, soprendente e rigenerante. La sensazione dei nodi della mente che si sciolgono nel momento in cui il cuore viene colpito da un'inaspettata nuova verità è rigenerante e non può che essere accolta dallo spirito positivamente.

giovedì 12 aprile 2012

A tutti i sognatori


"Sogno o son desto?" Quante volte al nostro risveglio da un sogno ci siamo posti questa domanda? Quante volte ci siamo sorpresi rannicchiati su noi stessi, con la testa appoggiata al cuscino ,con gli occhi ancora socchiusi a guardare la nostra camera e una dolce sensazione che ci avvolgeva, non capaci di riconoscere la differenza tra sogno e la realtà?  Voglio dirvi una cosa: mi è capitato molto spesso. Anzi, ad essere sinceri, più prestavo attenzione ai miei sogni, più essi mi attiravano verso quel loro mondo arcano e inconoscibile. Non riuscivo a capire il modo in cui le mie emozioni nei sogni venissero deformate, amplificate, nel bene o nel male. Mi sono detta allora che, se ero in grado di percepire emozioni così forti, nitide e travolgenti nei sogni, e al mio risveglio ricordarmene, sebbene in modo alquanto sfocato, quelle stesse emozioni esistevano da qualche parte in me, soffocate da una realtà rigida che mi si imponeva davanti.
C'è stato un sogno in particolare a suscitare in me un enorme curiosità: da lì ogni nuovo sogno è stato come un aiuto prezioso per comprendere qualcosa di nuovo in me. E’ un po’ come una caccia al tesoro: Indizio dopo indizio ci si avvicina ad un qualcosa di nascosto, che per noi assume un grandissimo significato. Non sappiamo se alla fine del percorso questo tesoro esista davvero, nessuno ce né da garanzia, eppure una voce sincera dentro di noi ci avverte che stiamo percorrendo la strada giusta. E poi ci sono gli indizi! Loro ci portano a trovarne di nuovi , uno dopo l’altro. Così camminiamo, camminiamo e ci proviamo. Tra un sentiero e l’altro potremmo incontrare numerose difficoltà, potremmo sentirci delusi e disorientati ma arriverà certamente il momento in cui qualcosa, poco più avanti il nostro naso, luccicherà e sarà un nuovo indizio, un segnale, uno stimolo che ci insegnerà a non smettere mai di cercare i nostri tesori.
Seguiamoli questi nostri sogni! Sono i segnali che ci aiutano a scoprire noi stessi. Chissà in quale mondo meraviglioso potranno condurci. Cerchiamo di riconoscere i nostri desideri, quelli veri, e appropriamocene! Ci chiamano da lontano , sono là in fondo, aspettano solo che noi ci volgiamo verso di loro.

giovedì 5 aprile 2012

"Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare con il cuore."


L’altra sera passando davanti alla libreria del mio studio mi sono soffermata davanti ad un piccolo libricino, dalla copertina bianca e lucida: era il Piccolo Principe.  Mi è venuto da  sorridere. Ciò che è strano per me ogni qual volta prendo in mano questo libro è che tutte le volte che lo rileggo mi sembra di scorrere pagine sempre diverse; è come se in  quelle parole vi fosse  un significato segreto che il mio cuore riesce  a cogliere nell’istante in cui leggo ma che poi, a distanza di anni e assorbita dalla caoticità cui la società ci costringe, si affievolisce. Mi sembra di scorgere un mondo infinitamente delicato che fa vibrare le corde del mio animo in quelle pagine.
Non mi sono mai sentita soddisfatta quando leggevo l’ultima pagina di questo libro, avevo come la sensazione di aver lasciato indietro una parola chiave o un concetto che,nascosti, mi allontanavano dalla comprensione di qualcosa ed è scaturito da lì il desiderio di rileggerlo ancora.
Allora, prendo in mano il libro e comincio a sfogliarlo;  scorrono, scorrono le pagine, vedo le dune del deserto disegnate da Saint Exupery e la piccola stella nel cielo.
 Ecco che un pensiero emerge nel l’oceano della mia mente: ci avviciniamo ad un libro con la curiosità di scoprire chissà quale storia esso possa contenere e ne veniamo attratti essenzialmente dalla copertina; proviamo un giorno a rileggere quel libro. Ci si può facilmente accorgere che quelle stesse parole assumeranno un significato completamente diverso. E allora, se ciò che viene scritto o stampato  in un foglio permane nel tempo e non aspetta nient’altro che essere riaperto per  rivelarsi a noi, allora, siamo proprio noi a dare un significato diverso alle parole, ai concetti, siamo noi che incaselliamo la nostra vita nei racconti dei libri e a volare verso un mondo nuovo in cui ci rispecchiamo, una volta o centomila.  Se fossimo lasciati liberi di interpretare una lettura , certamente ve ne faremo tante e diverse. Il nostro approccio è  diverso.  Siamo forse noi a voler cercare una risposta nei libri che leggiamo? Una risposta ad un qualsiasi interrogativo?  Se ben ci  pensiamo  leggiamo i libri per trovare  sollievo,  qualcosa che ci dia piacere , per evadere dalle incombenze del giorno e forse, più probabilmente, leggiamo con il segreto desiderio di trovare nelle parole del narratore un qualcosa che ci ricordi di noi stessi e che ci faccia sentire i protagonisti delle esperienze. E’ questo ciò che mi fa sorridere: non siamo mai certi che in noi possano avvenire dei cambiamenti , ma irrimediabilmente ,inaspettatamente, fortunatamente  avvengono! Qualcosa,dentro di me, scatta.
Scorrono, scorrono le pagine:  c’è il vecchio muro di pietra in rovina, il piccolo pianeta dell’uomo che accendeva e spegneva l’unico lampione , la rosa rossa illuminata dal chiarore della luna,  il Bao bab del Piccolo Principe,  infine il cappello; o come lo vedeva il piccolo principe, il boa che stava finendo di digerire un elefante.. e intanto il cuore comincia a risvegliarsi.
All’inizio della pagina è lasciata una dedica: “Leggete, leggete sempre, di tutto … solo così conoscerete il mondo” e alla fine quel mio sorriso iniziale è esploso in una inconfondibile risata di stupore e gioia.  Mi avevano regalato quel libro quand’ancora ero alle elementari; ricordo che le maestre ci portarono nella biblioteca del mio paese per farci avvicinare al magico  mondo della lettura, dei pensieri, della riflessione( mondo al quale io non era ancora decisa a conoscere) ,unici ed autentici elementi di continuità dell’umanità.  La scrittura è  un testimone che gli uomini usano per  tramandare di secoli in secoli le loro esperienze e sensazioni, è uno strumento che gli uomini usano per protrarre nel futuro la loro esistenza e permettere agli altri uomini di proseguire nell’impresa del raccontare da dove loro stessi erano arrivati; sono sempre più profondamente convinta che la scrittura sia un modo per rendersi immortali e sentirsi parte di un unico vero e comune destino.